“GOVERNARE CON LA PAURA”

aprile 28, 2009

Governare con la paura

Governare con la paura”, si riferisce alla strategia sperimentata nel luglio del 2001 per le strade del capoluogo ligure invase dai manifestanti no global. Finì in tragedia. Oggi gli stessi modi di operare vengono riproposti dai vari decreti sicurezza approvati dal governo Berlusconi. Mano dura contro i più deboli, gli extracomunitari, contro chi protesta e non si adatta alle regole imposte dall’alto. Sicurezza è la parola d’ordine in base alla quale l’opinione pubblica deve accettare nuove regole che limitano la libertà e i diritti dei singoli. “

“Governare con la Paura” è il nuovo film di Enrico Deaglio e Beppe Cremagnani, con Mario Portanova, diretto da Luca Caon.

Un libro e due dvd raccolti in un cofanetto (“Fare un golpe e farla franca” + “Governare con la paura”) che raccontano la storia degli abusi del potere in Italia dal G8 di Genova ai giorni nostri.

“Governare con la Paura”, dal 20 aprile in libreria a 18 €. E’ possibile acquistarlo AL PREZZO SCONTATO di 15€ attraverso lo shop online di Picomax. Segui il link per l’acquisto: http://shop.picomax.it/scheda.aspx?id=737

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Momento difficile

giugno 14, 2009

Silvio B. non ha risolto un solo problema, non quello della munnezza, non quello dei terremotati e non ha fatto nulla contro la crisi. In compenso ha portato le istituzioni al limite del collasso e sta distruggendo l’immagine dell’Italia nel Mondo. Probabilmente anche il centro destra si prepara a scaricarlo. Il momento è molto delicato, aspettiamoci di tutto. In Governare con la paura prevedevamo molto di quello che sta accadendo ma pronosticare  che la situazione incominciasse a precipitare così presto era davvero impossibile. Ad ogni modo  sono giorni in cui è opportuno tenere gli occhi bene aperti

Lettera da L’Aquila

giugno 13, 2009

Questa lettera è stata scritta da Andrea Gattinoni*, un attore che si
trovava a L ‘Aquila per presentare un film. Le parole sono dirette a
sua moglie ma rappresentano un’efficace testimonianza per tutti quelli
che a L ‘Aquila non ci sono ancora stati.
*Andrea, per chi non se lo ricordasse era uno degli interpreti del recente film Si può fare con Claudio Bisio, su un gruppo di “pazzi”.

Oggetto: HO VISTO L ‘AQUILA
Lettera a mia moglie scritta ieri notte
Ho visto l ‘Aquila. Un silenzio spettrale, una pace irreale, le case
distrutte, il gelo fra le rovine. Cani randagi abbandonati al loro
destino. Un militare a fare da guardia a ciascuno degli accessi alla
zona rossa, quella off limits.
Camionette, ruspe, case sventrate. Tendopoli. Ho mangiato nell’unico
posto aperto, dove va tutta la gente, dai militari alla protezione
civile. Bellissimo. Ho mangiato gli arrosticini e la mozzarella e i
pomodori e gli affettati.
Siamo andati mentre in una tenda duecento persone stavano guardando
“Si Può Fare”. Eravamo io, Pietro, Michele, Natasha, Cecilia, Anna
Maria, Franco e la sua donna. Poi siamo tornati quando il film stava
per finire. La gente piangeva. Avevo il microfono e mi hanno chiesto
come si fa a non impazzire, cosa ho imparato da Robby e dalla follia
di Robby, se non avevo paura di diventare pazzo quando recitavo.
Ho parlato con i ragazzi, tutti trentenni da fitta al cuore. Chi ha
perso la fidanzata, chi i genitori, chi il vicino di casa. Francesca,
stanno malissimo. Sono riusciti ad ottenere solo ieri che quelli della
protezione civile non potessero piombargli nelle tende all’improvviso,
anche nel cuore della notte,
per CONTROLLARE. Gli anziani stanno impazzendo.

Hanno vietato internet nelle tendopoli perché dicono che non gli
serve. Gli hanno vietato persino di distribuire volantini nei campi,
con la scusa che nel testo di quello che avevano scritto c’era la
parola “cazzeggio”. A venti chilometri dall’Aquila il tom tom è
oscurato. La città è completamente
militarizzata. Sono schiacciati da tutto, nelle tendopoli ogni giorno
dilagano episodi di follia e di violenza inauditi, ieri hanno
accoltellato uno. Nel frattempo tutte le zone e i boschi sopra la
città sono sempre più gremiti di militari, che controllano ogni albero
e ogni roccia in previsione del G8. Ti rendi conto di cosa succederà a
questa gente quando quei pezzi di ***** arriveranno coi loro
elicotteri e le loro auto blindate? Là ???? Per entrare in ciascuna
delle tendopoli bisogna subire una
serie di perquisizioni umilianti, un terzo grado sconcertante, manco
fossero delinquenti, anche
solo per poter salutare un amico o un parente.
Non hanno niente, gli serve tutto. (Hanno) rifiutato ogni aiuto
internazionale e loro hanno bisogno anche solo di tute, di scarpe da
ginnastica. Per far fare la messa a Ratzinger, il governo ha speso
duecentomila euro per trasportare una chiesa di legno da Cinecittà a L
‘Aquila.
Poi c ‘è il tempo che non passa mai, gli anziani che impazziscono. Le
tendopoli sono imbottite di droga. I militari hanno fatto entrare
qualunque cosa, eroina, ecstasy, cannabis, tutto. E ‘ come se avessero
voluto isolarli da tutto e da tutti, e preferiscano lasciarli a
stordirsi di qualunque cosa,
l’importante è che all’esterno non trapeli nulla. Berlusconi si è
presentato, GIURO, con il banchetto della Presidenza del Consiglio. Il
ragazzo che me l ‘ha raccontato mi ha detto che sembrava un venditore
di pentole. Qua i media dicono che là va tutto benissimo. Quel ragazzo
che mi ha raccontato le cose che ti ho detto, insieme ad altri ragazzi
adulti, a qualche anziano, mi ha detto che “quello che il Governo sta
facendo sulla loro pelle è un gigantesco banco di prova per vedere
come si fa a tenere prigioniera l ‘intera popolazione di una città,
senza che al di fuori possa trapelare niente”. Mi ha anche spiegato
che la lotta più grande per tutti là è proprio non impazzire. In tutto
questo ci sono i lutti, le case che non ci sono più, il lavoro che non
c ‘è più, tutto perduto.
Prima di mangiare in quel posto abbiamo fatto a piedi più di tre
chilometri in cerca di un ristorante, ma erano tutti già chiusi perchè
i proprietari devono rientrare nelle tendopoli per la sera. C ‘era un
silenzio terrificante, sembrava una città di zombie in un film di
zombie. E poi quest’umanità all’improvviso di cuori palpitanti e di
persone non dignitose, di più, che ti ringraziano piangendo per essere
andato là. Ci voglio tornare. Con quella luna gigantesca che mi
guardava nella notte in fondo
alla strada quando siamo partiti e io pensavo a te e a quanto avrei
voluto buttarmi al tuo collo
per dirti che non ti lascerò mai, mai, mai.
Dentro al ristoro privato (una specie di rosticceria) in cui abbiamo
mangiato, mentre ci preparavano la roba e ci facevano lo scontrino e
fuori c ‘erano i tavoli nel vento della sera, un commesso dietro al
bancone ha porto un arrosticino a Michele, dicendogli “Assaggi,
assaggi”. Michele gli ha detto di no, che li stavamo già comprando
insieme alle altre cose, ma quello ha insistito finchè Michele non
l’ha preso, e quello gli ha detto sorridendogli: “Non bisogna perdere
le buone abitudini”.
Domani scriverò cose su internet a proposito di questo, la gente deve sapere.
Anzi metto in rete questa mia lettera per te.

Andrea Gattinoni, 11 maggio notte

Non me lo so spiegare…io

La storia non si ripete ma gli stessi fatti continuano ad accadere…

giugno 8, 2009

I fatti che sto per raccontarvi risalgono alla fine degli anni settanta e accaddero in Brianza in un comune non lontano da Arcore. Al centro della storia un imprenditore importante, una di quelle firme che hanno reso famoso in tutto il mondo il design del mobile made in Brianza. Non starò a fare il suo nome all’epoca della vicenda aveva già i capelli bianchi e mi pare che sia ormai morto, la sua ditta intanto è stata ceduta agli americani, destino comune di molte fabbriche  di mobili di lusso. Ebbi modo di occuparmene perché, giovane cronista de L’Unità, venni inviato dal giornale a seguire quello che ai tempi fu un grande scandalo di provincia. Dunque il protagonista era un uomo molto ricco, proprietario di una grande tenuta e di una villa con enormi saloni e tante stanze, che durante i week end si riempiva di amici. Tutti maschi perché l’invito riservato agli uomini era per partecipare a grosse battute di caccia e le donne,  mogli e compagne,  erano rigorosamente tenute alla larga. All’anfitrione piaceva molto divertirsi e far bella figura con gli amici, spesso clienti venuti anche da molto lontano a concludere affari importanti. Perciò alla caccia seguivano sempre grandi pranzi e per rallegrare la serata e il dopo cena il nostro non faceva mancare mai la compagnia di giovani donne. Erano tutte belle ragazze,reclutate da una signora  anziana che gestiva con discrezione l’intera operazione. Alle ragazze prescelte veniva dato  appuntamento in un luogo determinato, qui salivano a bordo di auto coi vetri oscurati e il piccolo corteo raggiungeva la villa. Le ragazze dovevano vestire con un certa eleganza, ma senza troppa roba addosso, saper essere di compagnia e all’occorrenza non tirarsi indietro se l’ospite a cui erano state assegnate chiedeva di andare oltre. Di solito per la loro partecipazione venivano compensate con gioielli o regali di valore, quasi mai con denaro ritenuto troppo volgare e soprattutto compromettente. La storia si seppe dopo parecchio tempo che il giro andava avanti, perché una delle giovani disse basta, si ribellò e denunciò tutto. Era una ragazza alta, magra, con lunghi capelli e lo sguardo triste.  La prima volta che aveva frequentato la villa era ancora minorenne. Al processo che ne seguì sfilò una notevole rappresentanza della miglior imprenditoria brianzola dell’arredamento. Convocati come testimoni finivano per ammettere di aver partecipato ai festini. Presiedeva la corte il dott. Improta, un magistrato severo che incuteva rispetto a tutto il collegio di difesa composto dai migliori avvocati dell’epoca. La cosa fece scandalo e nessuno parlò di accanimento giudiziario, di gossip, di violazione della privacy. I giornali ne scrissero molto, scrissero nomi e cognomi per nulla intimoriti dalle pressioni degli imputati e dal fatto che fra di loro c’erano inserzionisti di tutto riguardo. Alla fine il principale degli imputati venne condannato per sfruttamento della prostituzione, non ricordo a quanti anni ma la pena fu severa. Morale, la storia non si ripete ma gli stessi fatti continuano ad accadere, speriamo solo che anche questa volta la giustizia non si fermi e la stampa nemmeno