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Fare un golpe e farla franca

dicembre 13, 2008

Copertina Dvd

Copertina Dvd

Per spiegare la catena di comando che guidò l’irruzione alla scuola Diaz, i pubblici ministeri Francesco Albini Cardona e Enrico Zucca hanno fatto riferimento a una sentenza con cui la Cassazione ha condannato ufficiali nazisti e alcuni soldati responsabili dell’eccidio di Sant’Anna di Stazzena.

Massimo D’Alema definì l’irruzione alla Diaz un episodio da “notte cilena”, mentre Michelangelo Fournier, uno dei capisquadra che parteciparono all’azione, usò le parole “macelleria messicana”. Di fatto 92 giovani provenienti da ogni angolo del mondo furono massacrati senza pietà e senza nessun motivo e questo atto scatenò l’indignazione dell’opinione pubblica mondiale e le proteste delle cancellerie di tutta Europa.

L’assalto alla Diaz è solo uno degli episodi di violenza poliziesca accaduti nei giorni del G8 e delle proteste del Social Forum. Durante un’intervista in esclusiva per il documentario, Fausto Bertinotti sostiene che in quei giorni la democrazia fu sospesa. La magistratura, che ha tentato di far luce su quanto accadde in quelle giornate, si è trovata di fronte a un muro di omertà e depistaggi da parte delle forze dell’ordine e degli esponenti politici, “degno”, come disse durante la requisitoria il pm Zucca, “di un vero e proprio sistema mafioso”. Chi concepì e comandò gli attacchi ai manifestanti? Solo i vertici della polizia o anche gli uomini di governo presenti in quei giorni a Genova ebbero un ruolo di primo piano nella catena di comando? Il film inchiesta “G8 2001, fare un golpe e farla franca” di Beppe Cremagnani, Enrico Deaglio e Mario Portanova prova a rispondere a queste domande.

Per la prima volta, in questo film parlano le persone che ebbero responsabilità istituzionale negli eventi e la “catena di comando” incomincia a essere ricostruita. Il clima dell’epoca, le responsabilità di governo, il vuoto e gli alibi che si crearono i responsabili stessi, il ruolo che svolse il vicepresidente del Consiglio Fini, unico membro del governo ad essere operativo sul posto. Quello che seppe l’opposizione politica, i tentativi falliti di mediazione. Le testimonianze dei giornalisti e i filmati della Rai che impedirono il silenzio.

E’ la ricostruzione più completa dei fatti di Genova, ottenuta attraverso i risultati dell’inchiesta giudiziaria, del lavoro giornalistico della redazione e di interviste esclusive. Gli avvenimenti e i retroscena di quei giorni vengono rivisti sotto una nuova luce e questo ci aiuta a capire che Genova non fu un episodio isolato, un’esplosione di violenza poliziesca casuale, ma che è profondamente in relazione con ciò che sta accadendo nell’Italia di oggi.

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Genova, quelli che l’hanno fatta franca – L’Unità

dicembre 10, 2008

di Paola Zanca Hanno fatto un golpe, e l’hanno fatta franca. Per tre giorni di luglio, a Genova, la Costituzione italiana è diventata carta straccia. A farla a pezzi fu il governo Berlusconi. E chi ha scelto di non sapere cosa è successo davvero sette anni fa. Provano a farlo ora Beppe Cremagnani, Enrico Deaglio e Mario Portanova in un film-inchiesta che sabato 13 dicembre esce in allegato a l’Unità. «G8 2001. Fare un golpe e farla franca». Titolo forte. Ma ad ascoltare quelle voci, per nulla eccessivo.

Perché le questioni in ballo non sono solo quelle su cui la magistratura ha cercato – con i risultati che conosciamo – di indagare. Ci sono questioni che probabilmente non hanno rilevanza giudiziaria, ma che hanno risvolti politici per nulla inferiori alla questione morale di cui si dibatte in questi giorni.

«G8 2001. Fare un golpe e farla franca», spiega uno degli autori, Beppe Cremagnani, «è il primo tentativo di ricostruire la catena di comando che va dalla piazza e arriva fino ai vertici più alti della politica». Nomi e cognomi: Gianfranco Fini, nel luglio 2001 vicepresidente del Consiglio. Considerando che il presidente Berlusconi in quei giorni era chiuso nell’enclave della zona rossa, Fini era in quel momento capo effettivo del governo. Ed esercitò per dieci ore le sue funzioni dalla caserma dei carabinieri di Genova. Insieme a lui, un altro uomo di An, Filippo Ascierto, che in quella caserma ci rimase addirittura due giorni. Il generale Nicolò Bozzo, allora capo della polizia municipale di Genova, ma in passato a capo dell’antiterrorismo al Nord, non ricorda di aver mai visto un episodio simile in tutta la sua carriera.

Fatti mai visti, come le botte da orbi che volarono in quei giorni. Indiscriminatamente. L’episodio più eclatante è quello del pestaggio alla Diaz: fuori da quella scuola c’erano i vertici della polizia, gente che ha fatto centinaia di perquisizioni. Ma, ricorda Cremagnani, «non s’è mai visto un mafioso uscire da un blitz con un occhio nero».

Per capire che tutto questo rispondeva a una «logica militare golpista», basta guardare a come ci si è organizzati: 18 mila poliziotti schierati, tre carceri svuotate per fare posto a cinquemila possibili arresti, duecento body bags (sacchi per cadaveri) comprate, un ospedale attrezzato a camera mortuaria, un decreto che sospendeva ogni possibilità di colloquio tra i fermati e i loro legali.

La mattanza di Genova, dice Enrico Deaglio, «è stata preparata e poi è stata attuata». Il punto è che nessuno ha avuto voglia di capire perchè: «I partiti politici – dice ancora Deaglio – hanno liquidato la vicenda in poche battute. Non si è nemmeno riusciti a fare la commissione parlamentare d’inchiesta. E Antonio Di Pietro, quello che ora la chiede a gran voce, nel passato governo ne fu un tenace affossatore. Sembra che gli unici che ancora la chiedono siano quelli di Famiglia Cristiana».

«G8 2001. Fare un golpe e farla franca» riapre una ferita che fa ancora paura. Con la crisi economica, avvertono gli autori, si avvicinano inevitabilmente momenti di tensione sociale. Il governo, e chi è rimasto impunito, potrebbe avere bell’è pronto un modello collaudato a cui ispirarsi. E magari farla franca un’altra volta.

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