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Governare con la paura

Mag 12, 2009

A otto anni dal G8 tre giornalisti ricostruiscono i fatti e non c’è da stare allegri

Un lavoro giornalistico accurato ed emozionante, per comprendere che la democrazia non è mai scontata

Video intervista a Beppe Cremagnani e Mario Portanova

Avere paura è normale. La paura è un sentimento dal quale, però, si fugge e ci si nasconde. Si cercano parole di conforto, di certezza e determinazione nella lotta a quelle cause che procurano paura.

La domanda è: c’è davvero da avere così tanta paura? Esisteva davvero il pericolo di una guerriglia urbana al G8 del 2001, davvero i manifestanti avrebbero usato palloncini pieni di sangue infetto da lanciare contro la polizia? Davvero elicotterini giocattolo sarebbero stati lanciati sulle forze dell’ordine pieni di esplosivo? I fatti hanno smentito tutto questo. Ma i giornali dei giorni precedenti all’incontro degli otto Grandi, parlavano proprio di quello, e così facevano i servizi segreti, e di conseguenza alcuni politici. Un clima di terrore gonfiato, ingigantito, con Genova bloccata da cancelli di ferro alti decine di metri, cingolati per le strade, e manganelli a portata di mano.

“Governare con la paura” è un lavoro giornalistico di ricostruzione di quei tre giorni a Genova. Enrico Deaglio, Beppe Cramagnani e Mario Portanova, hanno lavorato per capire che cosa fosse successo, per non dimenticare. La tesi di fondo è che in quei giorni le forze dell’ordine siano andate fuori controllo, che molti atti di violenza gratuita e ingiustificata sarebbero stati coperti dall’impunità. I responsabili dell’ordine pubblico di quei giorni sono stati tutti promossi. Il processo per i fatti della scuola Diaz e di Bolzaneto si sono conclusi con 15 condanne tra i poliziotti, ma alla proclamazione della sentenza in molti hanno urlato “vergogna” perchè quelle condanne valgono meno di niente.

Deaglio, Cremagnani e Portanova, parlano di “tre giorni di sospensione della democrazia”. Esagerano? Forse. Ma quando hai paura della Polizia, quando sei a terra con le mani alzate dietro la testa e ti arrivano calci e pugni da un uomo in divisa,quando qualcuno ti spacca i denti con una manganellata solo perchè sfili in un corteo e di certo, se hai un bambino in braccio non sei un Black Bloc, allora parlare di “democrazia sospesa” non è poi così fuori luogo.

Carlo Giuliani è stato ucciso da un colpo partito dalla pistola di Mario Placanica che faceva il carabiniere: ora è padre ed è in congedo perchè l’Arma lo ha ritenuto non idoneo, congedato per “disturbo dell’adattamento con ansia ed atipie del pensiero” anche se lui non è affatto d’accordo. Placanica vomitava su quella camionetta, e non vedeva quasi più niente perchè avvelenato dai gas Cs, usati in quell’occasione dalle forse dell’ordine contro i manifestanti, e usati molti anni prima dagli americani in Vietnam. Placanica come gli altri su quella camionetta Defender non era in grado di gestire quella situazione, è lo stesso Claudio Scajola, allora Ministro dell’Interno ad ammettere degli errori nella gestione dei reparti in quell’occasione.

E’ successo qualcosa di terribile in quei giorni a Genova e, d’accordo, sono passati più di 8 anni da allora, ma sarebbe davvero molto meglio non dimenticare.

Federica Giordani

La Voce, 11 maggio 2009


Lettera aperta di Deaglio e Cremagnani pubblicata sull’Unità

Mag 6, 2009

Cara Concita,

come ti ricorderai, dovevamo vederci il 22 aprile scorso a Roma, al cinema La Nuova Aquila, per presentare il nostro film-inchiesta “Governare con la paura”, in una manifestazione organizzata dal Pd di Roma. Proiezione che venne vietata nel pomeriggio da uno zelante funzionario del comune di Roma. Poi, a tarda sera, venne un comunicato del sindaco Gianni Alemanno che spiegava essersi trattato di errore. Prometteva inoltre, il sindaco, che avrebbe fatto tutto il possibile per far proiettare il film, caso mai in un’altra struttura.

Ci è sembrato un procedimento leggermente opaco. Ci è sembrato anche che forse non è necessario che il sindaco si dia da fare per far proiettare un film. Ci è sembrato anche strano questo riferimento ad un’altra struttura. Ma comunque, sono passati quindici giorni e noi non abbiamo saputo più niente. Né ha saputo più niente il Pd di Roma.

Tu hai saputo qualcosa?

Strana storia, vero?

 

Beppe Cremagnani 

Enrico Deaglio

Post – Polisblog

Mag 5, 2009

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“Non saranno più accettate azioni di minoranze organizzate che calpesteranno la legalità “. La voce del presidente del consiglio annuncia la “nuova” strategia di governo, mentre sullo sfondo scorrono le immagini della repressione a Chiaiano e dei militari mandati a presidiare i nuovi “obiettivi di interesse strategico nazionale” all’interno delle nostre città. E’ questo l’input che apre il nuovo lavoro di Enrico Deaglio, Beppe Cremagnani e Mario Portanova, un libro e un dvd dal titolo Governare con la paura. La tesi è questa: se la repressione del G8 di Genova fosse stata la prova generale di un sistema che doveva venire? Una dimostrazione per preavvisare i “sovversivi”, dopo aver dimostrato che “si può fare”? Dai fatti di Genova alle violenze di Chiaiano, dalla ragazza nigeriana maltrattata nel carcere di Parma a Emmanuel pestato dai vigili sempre nella città emiliana, dalle cariche sui No Dal Molin agli scontri nei giorni dell’Onda studentesca fino ad arrivare alle violenza sui manifestanti a Bergamo nel corteo contro la sfilata di Forza Nuova.  Secondo i tre giornalisti ( e non solo loro) il G8 del 2001 ha rappresentato il salto di qualità. A 8 anni di distanza, si sono conclusi i processi e sono uscite le motivazioni delle sentenze. Che dicono delle cose durissime, naturalmente trascurate dai media, affermando che l’ordine dato ai carabinieri di caricare i manifestanti in via Tolemaide, fu “non solo illegittimo, ma palesemente ingiustificato e sproporzionato alla situazione”, mentre la reazione delle tute bianche fu, fino ad un certo punto, giusta e a difesa dei propri diritti costituzionali. Alle soglie di un nuovo g8 italiano tutto ciò non può lasciare indifferenti: come scrive Deaglio nella prefazione del libro citando Jenny Holzer, “Abuse of power comes as no surprise” , vale a dire che gli abusi del potere si insinuano a poco a poco nella nostra vita. Sarebbe bene che venissero puniti, sostengono gli autori del libro, ma ancora più importante è esserne coscienti. Perchè una volta varcato il limite è difficile tornare indietro.
pubblicato da davide f.

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